Mo ti spiego a papà perchè l’economia deve girare

La televisione, si sà, è la migliore amica dei genitori, ma a volte ti tradisce e tira brutti scherzi.
Non ce l’aspettavamo, ma l’altra sera è andata in onda una pubblicità che ritraeva una famiglia felice (stile quelle del Mulino Bianco) che trascorre una giornata all’area aperta e poi cena al ristorante.
DA1 e DA2 sapendo che siamo una famiglia felice, che ci piace stare all’area aperta e che mangiamo varie cose del Mulino Bianco hanno cominciato a chiedere: “Papà andiamo acche noi al risto-ante?”. Ho guardato MPS per condividere un No, ma immediatamente ha risposto: “Se Papà ci porta possiamo andare”.

Emozionati, DA1 diceva RISTO e DA2 ANTE. Anche nella culla hanno continuato ad alternarsi dicendo RISTOOO e ANTEEE e il coro è scemato ad libitum solo grazie al sonno che li ha sconfitti.(Per fortuna)

Per smaltire un po’ dell’adrenalina accumulata durante la notte, nel sognare come sarebbe stata la giornata, decidiamo di trascorrere qualche ora, prima di pranzo, al mare, direzione Sorrento. Da casa nostra prendendo la Napoli-Salerno, parente di primo grado della Salerno-Reggio Calabria, ci sono 51 Km, che per fortuna costano solo 2€, ma che si impiegano a fare in un’ ora e mezza almeno, con un costo previsto da Google maps di 7,70€ per il diesel.
Trovato il parcheggio pubblico al costo di 1,50€ all’ora scendiamo sulla spiaggia, rigorosamente libera, per una questione di principio.

DA1 con i suoi giochi si è posiziona a ridosso del bagnasciuga, mentre DA2 ha ripetuto, per sette minuti, in maniera ossessiva la parola Quàqqua dirigendosi verso il mare. Mi arrotolo il jeans il più possibile, ma invano perché il piccolo DA2 cade per intero in acqua. (da decidere se è caduto o si è lasciato cadere) Il gioco passa alla fase successiva: DA2 rincorre DA1 con il rastrello tra le mani imitando il verso della tigre e DA1 grida a squarciagola. Poco più lontano le coppiette maledicono di aver scelto quel lato della spiaggia, mentre altri ragazzi, con il taglio di capelli da moicano, evitano, a malincuore, di giocare a calcio per non ammazzare i miei bambini.

la terza fase è il momento del gelato: per fortuna ci si accontenta di due ghiaccioli da 1€ l’uno e di due bottigline d’acqua da mezzo litro allo stesso costo. Il gelato che cola misto di sabbia è ancora un ricordo vivo, ma preferisco concentrarmi sulla mezz’ora spesa a rincorrerli per cercare di rivestirli ed andare al ristorante. Marciando sulla sabbia DA1 e DA2, con i pugni ben stretti, gridano: “RI-STO-A-NTE, RI-STO-A-NTE.

Abbiamo prenotato e come se già ci conoscessero ci danno un tavolo in fondo ad un angolo della sala. “Papà, io boglio le vongole” dice il sopraffino DA1, mentre DA2, da buon secondo fratello, aggiunge solamente “ACCHIOO”. Per noi antipasti e subito due porzioni di spaghetti a vongole. Cominciano le danze: Mani nel piatto per prendere le vongole (sfido tutti i puristi del bon ton nell’insegnare a mangiare i frutti di mare ai bambini con le posate) e qualche spaghetto più lungo, non tagliato bene, che ondeggia tra il muso e le camicie. Io e MPS mangiamo gli antipasti appena è possibile, mentre i venti minuti di pazienza che i bambini hanno in un ristorante ce li giochiamo nell’attesa del primo, che arriva puntuale quando cominciano le corse tra i tavoli. “State fermi, non correte, attenzione, venite qui, adesso arrivano le patatine…” sono le frasi per cercare di catturare l’attenzione ed evitare la collezione delle brutte figure.

Ad un certo punto una mamma, in nome dell’ordine pubblico, tira fuori dalla borsa il DVD portatile, invitando tutti i bambini a vedere il film che ha portato per sua figlia. Il DELIRIO. Otto bambini intorno ad un tavolo che cercano di vedere un cartone animato in uno schermo da sette pollici. Strattoni, pugni, grida per chi deve conquistare la posizione centrale oltre alla legittima proprietaria che la ottiene di diritto. Il più piccolo della situazione è DA2 che comincia a spazientirsi. Non bastano i dolci per distrarlo. E’ un tipo determinato e dopo aver mangiato la torta a cioccolato riprende a lamentarsi e dimenarsi perché non vede bene. Proviamo anche con la panna cotta, il caffè e gli ammazza caffè, ma è tempo di chiedere il conto. Dopo 15 secondi ecco il conto: 67€ + 5€ di mancia. Fuggiamo.

Prendiamo la macchina dal parcheggio dopo 5 ore (a sole 7,50€) Rifacciamo i 51 Km, ripaghiamo il pedaggio e dopo un’altra ora e mezza siamo a casa.

Tutti a fare il bagnetto con le conseguenze già descritte in un post precedente (Mo ti spiego a papà perchè il bagnetto la sera non ci rilassa, del 22 Aprile 2010)

Per addormentare i bambini mi siedo accanto a loro e ripercorro tutte le cose che abbiamo fatto durante la giornata. DA1 mi dice: “Papà quando andiamo un’altra volta?”.

Scusate ma la risposta è spontanea: “Bello di papà la vedo difficile. In spiaggia e al ristorante non so se siamo ancora i benvenuti. E poi ci vogliono tanti soldini.”

Papà, anch’io voglio lavorare per portare tanti soldini” mi dice con tono premuroso il mio DA1.

Avrei voluto rispondere con queste parole: “Non ti preoccupare a papà, l’economia si può pure fermare per un po’, così si riposa e non si stanca. “Ma mi hanno sempre detto che i soldi devono girare altrimenti c’è il rischio che l’economia si fermi e la famiglia del Mulino Bianco potrebbe avere lo sfratto, per cui mi è sembrato più opportuno dire: “Amore mio a te piacciono i biscotti del Mulino Bianco? E allora non ti preoccupare che papà tuo ti ci porta”.

A proposito, per far girare l’economia, preciso che il totale della spesa è 102,90€

3 comments

  1. ReplyMadamadorè

    mi hai fatto venire in mente quella pubblicità che andava qualche tempo fa in cui tutti si ringraziavano a vicenda….perchè ogni azione faceva girare l’economia.
    Speriamo che a forza di girare non ci venga il mal di testa e finisca tutto in un patatrac!

  2. ReplymamiATheart

    anche noi quattro un giorno ci siamo detti:’facciamo una bella gita al lago’. Abbiamo speso circa 100 €…da allora ci si accontenta di pic-nic al parco con bicicletta e pizza da asporto. molto più bohèmienne 😉
    m.

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