Mo ti spiego a papà qual è la scuola migliore

In questi giorni è ricominciata la scuola e ovunque se ne parla.
Pure il salumiere sotto casa ha notato che le classi sono strapiene, che mancano gli insegnanti e che le strutture sono fatiscenti, ma il sollievo di dividere con qualcuno la cura e l’educazione dei figli non ha prezzo.
Ad un certo punto della discussione, il mio spacciatore di mozzarella di bufala ha concluso: ” Tutto quello che volete, ma io li mando a scuola pure se è inagibile. Non ce la faccio più, sono più di tre mesi che non abbiamo un giorno di tregua”.

Ho aggiunto : “Un po’ per ciascuno e siamo tutti più felici.”

Il problema però nasce quando accompagni i bambini a scuola per i primi giorni.

Quando DA1 andava alla scuola materna pubblica (due anni fa) la mattina alle 8:30 venivamo accolti con la musica latino-americana a tutto volume tant’è che dopo qualche tempo ho cominciato a prendere lezioni di salsa altrimenti non mi facevano entrare.

Canzoncine della preistoria, giochi rotti, le solite schede da colorare e un bel po’di maestre in età da pensione. Mi pare logico che il bambino ha pianto per sei mesi.

DA2 quest’anno invece non è riuscito ad entrare al primo anno della scuola pubblica dell’infanzia per cui è cominciata la ricerca della scuola privata. E’ come se avessimo dovuto iscrivere DA2 all’asilo della Bocconi. Qualcuno mi ha suggerito che è un investimento. Ci sarebbe da discutere.

Alla fine una l’abbiamo trovata anche se abbiamo scelto tra il male minore (almeno speriamo) .

Va bene quella solita abitudine di non accogliere i bambini e farli pascolare quando arrivano (anche a scuola di DA1 c’era questa usanza che forse è scritta in qualche manuale pedagogico che non ho letto), va bene la preghiera iniziale, va bene il libro per la didattica che utilizzano (anche se credo che giocare sia prioritario anche per imparare alcuni concetti base come dentro, fuori, pieno e vuoto etc), ma quando la maestra ha detto ad un bambino di neanche tre anni: “Monello, ma tu vuoi solo giocare”, allora ho sperato che DA2 rispondesse così: “Ma cosa dovremmo fare? Pensare ai problemi del mondo?. Piuttosto possiamo pregare per la vostra ottusaggine, sperando che siate perseguitati nei sogni da gente come Rodari, Munari e un certo Gesu di Nazaret che in quanto ad accoglienza dei bambini era in anticipo sui tempi.”

Ma purtroppo DA2 ha solo risposto: “mmm, eeee acchioo giocare”

A casa parliamo spesso delle cose che non ci piacciono della scuola e degli insegnanti che abbiamo incontrato, per questo DA1, mentre preparavamo lo zaino a DA2 per il giorno dopo (perché ad oggi la scuola di DA1 non è ancora iniziata per lavori di ristrutturazione che logicamente si fanno a Settembre) ci ha chiesto: “Ma papà qual è la scuola migliore?

Ho risposto subito così: “La scuola migliore è quella dove ci sono le pareti colorate, il giardino, dove quando entri profuma di pulito. E’ la scuola dove i maestri e le maestre giocano ad insegnare e insegnano a giocare divertendosi. E’ la scuola dove si ascolta la musica, dove si leggono le favole, dove ci si sporca stando per terra, dove ogni giorno c’è una sorpresa. La scuola migliore è dove non si chiede perché sanno già cosa di cui hai bisogno.”

DA1 e DA2 mi hanno guardato con l’aria di chi pensa “Questo è scemo.”

Poi DA1 ha aggiunto: “Ma papà, qual è allora la scuola migliore?”

Ho risposto deglutendo come se avessi un rospo in gola:La tua amore mio, la tua è la migliore”.

1 comment

  1. ReplyA.A.

    …non nascondo che speravo di trovare in questo post qualche parola che mi venisse incontro, che mi aiutasse a trovare una strada… E invece un altro pugno nello stomaco: è così ovunque. Insegnanti anziane, piene di paura e rabbia, che urlano contro i bambini quando i bambini sono arrabbiati.
    E quando mia figlia mi chiede “ma S. è monello?”, io le rispondo “no, è solo arrabbiato e ha bisogno di essere coccolato, capito”. Ma è lei che non mi capisce.
    E quando alcune mamme mi dicono: “ma S. ha qualche problema?” e io rispondo “comunque sia, se tua figlia avesse un problema e fosse trattata così?”. Le mamme mi dicono Ah, sì, certo, non c’avevo pensato e poi chissà che pensano veramente… Mi chiedo ogni giorno che si può fare, perché S. peggiora, spaventa tutti e non ha nemmeno tre anni! Come si può dire alle vecchie maestre che non serve a niente il “castigo” (ma che poi si può castigare a scuola? E’ cosa buona e giusta?), non serve a niente urlare e strattonare? Che poi… poi e poi…strattonare un bambino: io quasi quasi le denuncerei! Mi si dice che proteggo troppo. La consapevolezza delle cose e di sé, fuori dalla rabbia e dalla paura, è per me la prima cosa e mi si etichetta: proteggi meno tua figlia, che siamo cresciuti tutti così! una bella generalizzazione alla fine, ci sta proprio bene. Ciao, A.A

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