Mo te lo spiego a papà perchè l’importante non è partecipare…

Dite quello che volete ma per me le feste di compleanno dei compagni di classe dei miei figli sono una botta in fronte.
Papà, questo è della festa di Francesco.”
Acchiooo …ire …etta.
“Si ci andiamo, tranquilli, mica possiamo non andarci?”
Nuvoletta sulla testa di MPS: ” Questo è impazzito.”
Nuvoletta sulla mia testa: “Magari per Sabato qualcuno becca l’influenza e poi male che vada avrò materiale per il blog.”


Mamma Art-Competitor: “Non perché è mio figlio, ma l’altro giorno ha disegnato un cavallo stupendo, con un tratto da adulto davvero speciale.” 
Mamma Music-Competitor: “Luca sta andando a lezione di violino e ha detto il maestro che è un talento.”
Mamma Choreographer-Competitor: “Martina anche quando fa i compiti balla e per il saggio quest’anno è stata scelta come prima ballerina.”
Papà Soccer-Competitor: ” …l’altro giorno Alessandro ha driblato mezza squadra e ha fatto un goal fantastico. L’allenatore ha detto che diventerà un campione.
Nonno School-Competitor: ” Sara, fai sentire le 5 poesie che hai imparato per Natale e pure quella in Inglese.”


La lista potrebbe continuare, ma durante le feste poi trovi anche il gruppo di genitori che compete su i progressi dei propri figli con frasi tipo: ” A me Giada a 8 mesi già camminava.”, ” Matteo ha una proprietà di linguaggio esagerata e parla come se avesse già 10 anni, ma chi sa da chi ha imparato.”, ” Simone ha tolto il pannolino a un anno.”
Ogni genitore cerca di vincere la sua competizione immaginaria o quanto meno qualificarsi tra i primi. 
Se fosse lecito ci sarebbe una dimostrazione alla frase: ” Senza offesa, ma mio figlio ha un pisello enorme.” (Gara prettamente maschile per ovvi motivi)
Contemporaneamente a questa scene c’è l’animazione per i bambini: il disegno più bello, il gioco del fazzoletto, i tiri al canestro, indovina chi, e altro ancora.
Deve sempre vincere qualcuno per non parlare del prescelto per fare il capo-squadra.
Ho sentito genitori vantarsi umilmente in questo modo: “Mannaggia, a mio figlio gli fanno sempre fare il capo-squadra.”


“Che è successo a papà, perché piangi?”
“Uffaaaa…”
“Hai perso?”
“Siiiii..”
“E che fa?”
DA1 con la sua dialettica da professorino saputello ci spiega come mai il fratello ha perso, ma ogni volta che pronuncia questa parola DA2 ha uno scatto d’ira istintivo. Ci sono alcuni bambini che la competizione ce l’hanno innata e allora proprio questi vanno sostenuti.
“Hai ragione a papà, l’importante non è partecipare, ma è come partecipare.
Bisogna crederci, essere determinati e ostinati. Poi alla fine se perdi non importa perché sarai pieno di te, sarai contento e divertito.” (Pesantucce queste parole per un treenne vero?)
“Io o boglio peddere.”
“Ma ti stai divertendo a questa festa?”
“Si si.”
“Hai partecipato a tutti i giochi?”
“Si si”
“Hai preso il regalino?”
“No”
 “E allora corriamo che l’importante non è partecipare, ma avere il regalino.”

Questo post partecipa a blogstorming 

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