I² – Famiglia SUPERMAN

L’altro giorno si presenta da noi un belloccio tutto mascella e occhialoni. Sembrava Ridge Forrester di Beautiful.

“Salve siamo venuti per l’intervista”
“E chi siete?”
“Ma come non mi riconosce?”
“Veramente no”
“Guardi qui” (sbottonandosi la camicia)
“Aaa, mi scusi non l’avevo riconosciuta. Venga pure caro Superman.”
“Le presento mio figlio Superboy
Mazza che fantasia!
“Bambini c’è un nuovo amichetto che vuole giocare con voi, veniteeee”.
“Mi hanno detto che lei è stato scelto per intervistarci. Mi scusi ma come mai? Le dico questo perché sa io sono un giornalista e mi aspettavo che lo chiedessero a me”.
“Guardi proprio non so, io non sono nemmeno giornalista”.
“Io invece sono il supereroe più famoso del mondo lo sa?”
“Si certo, da piccolo a Carnevale mi travestivo sempre con il mantello Blu e la t-shirt con la S”.
“E mica sono un pagliaccio. Ma per chi mi ha preso?”
“No, mi scusi non volevo dire questo. Io la stimo moltissimo”.
Non tengo manco un poco di Kriptonite per casa altrimenti gli avrei fatto vedere io a sto buffone.
“Senta gentilmente può dire a suo figlio se mette giù l’armadio; sa non è un gioco da fare in casa”.
“Si, si ma Superboy allena i muscoli così…tranquillo”.
“Magari se gli dice di giocare a leggere il pensiero. Sa, non fa danni e poi magari riesco a capire cosa dice DA2 quando farfuglia”.
“Che ci vuole fare i ragazzi di oggi sono più esuberanti e non si trattengono. Ma poi non hanno timore di nulla e la tecnologia non ha segreti”.
“Ha proprio ragione. I miei fanno delle cose davvero imbarazzanti per strada, per non parlare di come utilizzano uno smartphone”.
“Non me ne parli. Negli ultimi anni ho un problema davvero grande. Quando sono per strada e succede qualcosa non riesco più ad intervenire perché non c’è più una cabina telefonica neanche a pagarla. Prima si trovavano ad ogni angolo. Entravo e dopo qualche secondo uscivo pronto per l’azione”.
“Effettivamente so problemi”.
“Adesso non so cosa fare. Dove mi spoglio? Dove la trovo una cabina?”
“Beh qualcuna si trova ancora, ma mentre o medic sturea o malat se ne more (mentre il medico studia e valuta cosa fare il malato rischia di morire). Ci vuole qualcosa di immediato e sempre a portata di mano”.
“Si bravo ha capito la mia difficoltà.”
“Si, ma capisca anche la mia. Se di là continuano a giocare col super-soffio va a finire che prendono la bronchite in un baleno i miei ragazzi”.
“Superboy smettila, vieni qui che il signore è tanto gentile e ci sta aiutando”.
“Aspetti che chiamo un amico”.
Dico io fai il giornalista…aggiornati, stai al passo con i tempi.
“Ho trovato non si preoccupi il mio amico informatico ha detto che si può fare”.
“E cosa?”
Una app.
“Che cosa?”
“Una applicazione sull’i-phone”.
“Si, papà una app. Io l’ho fatta già. Guarda. Basta che cliccki su questa S che trovi qui, fai finta che stai parlando al telefono e nel frattempo giri su te stesso”.
“Ma per strada, così senza una cabina?”
“Lo so ha ragione è da svergognati, ma sa i giovani d’oggi come sono fatti;
basta che gli dai 0,79€ e ti salvano il mondo”.

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