Falcone e Borsellino: due persone CAPACI

«Stasera vi voglio raccontare una storia vera.»

«Sììì, bello!»

«Papà, ma il libro dov’è?»

«È una storia speciale e il libro non c’è.»

«E di che cosa parla?»

«Parla di due uomini che hanno combattuto contro una Pantera che non si faceva mai vedere e che nessuno voleva vedere.»

«Ma era fortissima questa Pantera?»

«Sì la pantera è agile, feroce e con una memoria di elefante che non dimentica mai[1]

«E l’hanno presa?»

«Non l’hanno presa, ma l’hanno portata allo scoperto così è stato più facile indebolirla.»

«Uààà, ma sono dei cacciatori bravissimi!»

«Sì, sì, straordinari, ma per fare questo hanno dovuto rinunciare alla loro famiglia.»

«E perché?»

«Perché era più importante catturarla.»

«E hanno fatto come Tarzan?»

«Be’, anche loro stavano sicuramente in una giungla, ma hanno usato altre armi.»

«Sì, una trappola gigante, così quella Pantera ci andava dentro e loro la prendevano!»

«Sì, diciamo che hanno costruito una bella trappola. Hanno interrogato prima tutti quelli che l’avevano vista e poi quelli che l’hanno aiutata a scappare.»

«E la pantera si è arrabbiata?»

«Di brutto. Se qualcuno sbaglia o rivela dove si nasconde, quella non perdona.»

«Ma non avevano paura della Pantera?»

«Penso proprio di sì, ma uno di loro ha detto che abbassare la testa, far finta di non vedere e aver paura di parlare è fare il gioco della Pantera, mentre se si sta a testa alta si riesce a guardarla negli occhi e così è lei ad avere paura.»

«Papà, ma la Pantera non ce l’ha i figli?»

«Certo che li ha. Ha una famiglia e degli amici.»

«E allora perché la volevano catturare?»

«Perché vuole comandare su tutti, vuole dominare nella giungla a ogni costo e va nei villaggi per rubare gli animali e anche i bambini piccoli quando ha fame. La Pantera si infila dappertutto e uccide tutti quelli che non fanno parte della sua famiglia.»

«Uffa papà, ma non li puoi aiutare i cacciatori a prendere la Pantera?»

«Tutti noi possiamo aiutare i cacciatori. Basta che rispettiamo le regole, facciamo il nostro dovere ogni giorno e siamo onesti.»

«Uààà facile, ma allora perché non l’abbiamo ancora presa la Pantera?»

«Perché ci sono delle persone che la aiutano a nascondersi, che hanno paura di guardarla in faccia o che scelgono di far parte della sua famiglia: degli IN-CAPACI.»

«Io no in… paci?»

«No, tranquillo, tu non lo sei, nessun ragazzo è in-capace se nella sua vita incontra un cacciatore da cui prendere esempio.»

«Dai papà, ora comincia, daiii!»

«C’erano una volta… Anzi, speriamo ci siano ancora una volta due cacciatori…»

[1] Così Falcone definiva la mafia in un’intervista alla Repubblica il 24 maggio 1992.

 

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