Mo te lo spiego…papà

Ieri siamo andati ad una festa in piazza: gazebo con prodotti tipici, panini con salsicce alla brace, palco per lo spettacolo e ambulanti con giochi per i più piccoli.
Come da copione abbiamo comprato le nostre due spade stile Guerre Stellari con luci e suoni di un kitsch che non si ha idea, ma è un dazio da pagare.
Mentre DA2 era in giro con MPS alla ricerca del capriccio perfetto io sono rimasto con DA1, intento a giocare con qualsiasi bambino incontrasse.
“Papà, io gioco con quei bambini lì”.
“Ma dai quelli sono più grandi di te, che devi fare”.
“Nooooo, io voglio giocare con quelli”.
“Va bè, io sono qui, tu però fai attenzione”.


Osservavo da lontano quel gruppetto di sei bambini tra gli 8 e i 10 anni più DA1 che ne deve compiere ancora 5.
Il primo colpo l’ho ricevuto quando un biondino scaltro spiegava a mio figlio l’uso del giochino con il laser. Parlava di quell’affarino come di uno strumento che se non fai attenzione ti uccide e raccontava di un suo compagno che è morto.
DA1, come un pesce all’amo, abboccava e si meravigliava.
Avrei voluto gridare qualcosa tipo “Ma non vedi che ti sta prendendo in giroooo, svegliaaaa”, e a quel biondino: “Ma fai lo spiritoso con quelli della tua età e vedi se non ti mandano a quel paese”.
Come se non bastava dopo un po hanno cominciato a giocare a Nascondino e DA1 correva avanti e indietro senza neanche capire se doveva nascondersi o cercare.
Anche li mi sono mantenuto nel non dirgli: “Ma dai, spiegategli che cosa deve fare e fatelo giocare con voi”.
Sentivo che quei ragazzini non lo consideravano neanche di striscio e saliva in me una rabbia unica perché lo vedevo fuori posto, perché gli altri lo avrebbero potuto prendere in giro, perché voleva per forza la loro amicizia. 


In uno dei vani tentativi di portarlo via da quei ragazzini ho avuto un flash, ho sentito nelle sue preghiere qualcosa di simile:
“Papà, io mi sto divertendo e non ti preoccupare se qualcuno mi prende in giro perché così capisco come si fa. Stai tranquillo perché devo pur imparare a difendermi. Papà non ho capito bene le regole di questo gioco, ma dovresti sapere come è bello correre facendo finta di aver capito, magari poi a casa me lo spieghi”.
Sono rimasto a guardare più rilassato e mi sono commosso quando uno del gruppo, quasi 10 anni, robusto e con un viso simpatico e intelligente ha detto agli altri: “Lui conta con me”.
Quel braccio sulla spalla di DA1 è stato un sollievo e lo è stato ancora di più quando si è girato, fiero, verso di me con quello sguardo che diceva: “Hai visto scemo!

2 comments

  1. ReplyElio

    Bellissima!!!
    Come al solito o scrivi cose argute che ti costringono a pensare o scrivi cose bellissime come questa, commovente.
    Bravissimo. Continua così. Elio

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