La paura di perdere tuo figlio

“Salve, la mensa scolastica? Telefono per mio figlio che ha una intolleranza”.
“Come si chiama suo figlio?”
“Diciamo DA1, guardi dovrebbe essere arrivato il certificato del medico”.
“Sì, lo abbiamo, tutto a posto, ma oggi come mai è assente?”

Fonte: Web

“Assente?”
“Sì, a noi risulta assente”.
“Ma se l’ho accompagnato io”.
“Provi a chiedere alla scuola, non so che dirle”.

“Buongiorno, parlo con l’amministrazione?”
“Sì, mi dica”.
“Ho parlato ora con il centro cottura e mi hanno detto che mio figlio è assente”.
“Scusi, ma come si chiama suo figlio”.
“Diciamo DA1”.
“Sì, a noi risulta assente”.
“Sto arrivando”.
“Aspetti un attimo prima di venire, vado a vedere di persona e le faccio sapere”.

5 minuti di attesa TERRIFICANTI

Quante cose pensi che possano accadere ai tuoi figli in cinque minuti quando ti danno una brutta notizia?
Ho immaginato bidello pedofilo, insegnante repressa che lo aveva rinchiuso in uno sgabuzzino per punizione, voragine che lo aveva risucchiato in giardino, incidente automobilistico perché era uscito fuori scuola per risalutarmi. Ho immaginato la deposizione alla polizia e come mi sarei mosso in autonomia per le ricerche.
Ho sentito per un attimo il brivido di perdere un figlio.

“Pronto, senta c’è stato un errore. Ho verificato di persona, suo figlio è in classe”.
“E mi scusi come è possibile che risultava assente?”
“Le maestre si sono confuse”.
“Va bene, ma guardi che si può anche morire di infarto per una comunicazione del genere”
“Ha ragione, mi dispiace. Ma è tutto a posto, ora non si preoccupi”.
“Gentilmente può telefonare lei al centro cottura e far preparare il pasto anche per mio figlio?”
“Sicuramente. Mi dispiace per lo spavento”.
“Spero che non accada mai più”.

Riattacco GENTILMENTE il telefono e dopo 5 secondi di attesa…piango.
Poi mi asciugo quelle lacrime di paura e urlo: ” All’anima e chi ve stra muort’! ” 

7 comments

  1. Replythepellons

    Mi ricorda quando partorii il Dedde. Messa nel letto diciamo 329. Nel pomeriggio spostata nel letto diciamo 330, altra stanza. Alle nove di sera (buio fuori, quindi ogni tipo di paura si amplifica) chiamo il nido e dico: sono la mamma del bambino 329, potreste portarmelo? Sento incertezza nella voce dell0’infermiera, mi dice: attenda, poi poggia la cornetta e dice ad un’altra: ma il 329? qui non c’è.
    IO all’altro capo della linea mi immagino la tragedia, il neonato sottratto, lo scambio di figli, ogni sorta di pensiero pessimo.

    L’infermiera riprende la cornetta e con tono di tentativo mi dice: signora, ehm, ma che numero ha detto? E lì mi illumino! 330, scusi!

  2. ReplyLuciana

    Pensa che per la prima settimana di mia figlia all’asilo comunale (Giacinto Gigante- ptta.Arenella) nessuno sapeva che lei fosse lì, ovvero, ogni volta che venivo a prenderla non la trovavano, era sempre smistata nella classe sbagliata dopo il pranzo!!! 🙁

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