Anche in Dragon Trainer 2 muore il padre.

Dragon Trainer 2 è un film d’animazione straordinario se non fosse per il fatto che muore il papà di Hiccup, il protagonista.Dragon trainer 2 family

Sono rimasto davvero male, forse più male dello stesso Hiccup

Certo i Vichinghi sono gente concreta, che guarda avanti e magari hanno, come i Pakistani, un tempo preciso per il lutto. 

Il ragazzino si fa coraggio e con l’aiuto del suo drago “Sdentato” diventerà il capo.

Ma Stoick l’immenso, capovillaggio e padre di Hiccup, non poteva abdicare? Doveva per forza morire?

Mi sembra che questi soggetti cinematografici ci vogliano dire che non si può essere proprio felici al cento per cento. Un po’ sempre devi soffrire, per non parlare del fatto che non se ne parla ad avere una famiglia completa e che goda di buona salute. Pare quasi che se non hai un genitore separato o morto tu sia uno sfigato

In questo secondo capitolo il nostro impavido vichingo è cresciuto, ha un ciuffo da red carpet e ha fatto numerosi progressi grazie al suo ingegno. Un padre sarebbe orgoglioso…e pure una madre che infatti ritrova mentre fa da balia a migliaia di draghi. 

Per un attimo la famiglia riunita che balla intonando una canzone tradizionale è una scena bellissima, ma si sa, le cose belle non durano e qualcuno deve morire. 

Ora dico io (magari sono di parte), ma visto che fino a quel momento la madre non c’è stata e il r
agazzino non era poi tanto abituato alla sua presenza non si poteva decidere di far morire lei? (Proprio se qualcuno doveva morire.)

Io, nei film, nei libri, nelle storie e nelle notizie inizierei a trasmettere qualche segnale più positivo perché altrimenti uno si abitua ad uno stato di infelicità e pensa che le cose debbano andare sempre in quella direzione. 

Se ad un bambino gli si dice sempre che è stato cattivo quello si convince di questa cosa, e anche quando potrebbe evitare si cala nel personaggio diventandolo. 

Se ad un popolo dici che è in crisi, che tutta va male e che la ripresa è lenta gli fai scendere l’entusiasmo sotto i piedi e magari evita pure di comprare un regalo ai propri cari pur di risparmiare. 

Se ad uno spettatore gli fai vedere sempre e solo famiglie dove un genitore è morto (quasi sempre il padre) o dove la coppia si odia penserà che avere una famiglia intera sia una cosa anormale a cui dover porre rimedio.

Vorrei vedere più famiglie unite, magari anche con tante difficoltà, ma insieme perché anche da quelle possono nascere storie affascinanti, da cui trarci un film. 

Facciamo che ogni due film con un genitore morto o che ha un’altra famiglia ce ne sia uno che ne abbia una al completo? Perché altrimenti mi aspetto che da un momento all’altro mio figlio mi dica: 

“Papà, ma se tu non muori io non posso diventare il capo”.

Inizio a temere che ci sia un nuovo complesso da studiare: quello dell’epilogo cinematografico. 

2 comments

  1. Replypaolo

    Credo tu nn stia centrando il problema. Dragon trainer é un film x adolescenti nn x bambini. Per i finali con la famiglia felice devi rivolgerti ai barbapapá. Anch’io sono andato a vederlo coi miei figli di 7 e 4 anni ed entrambi ci sono rimasti male e io mi sono subito reso che il target di questo secondo film era più alto del precedente (d’altronde erano cresciuti d’età anche i protagonisti a segnalarlo). Il punto é che é dai tempi di re artú o degli dei greci che “il figlio uccide il padre” per entrare nella fase adulta. La paura che tuo figlio ti dica che se nn muori lui nn potrà diventare capo é fondata solo se lui é cosi piccolo da aver frainteso il film e tu (noi) così sbadati da aver fatto vedere un film x adolescenti a dei bimbi

    1. ReplyElio

      Paolo credo che tu non abbia colto il senso ironico del papà che deve morire e non della mamma. E che non abbia colto quello che Francesco voleva dire rispetto a “Cartoon” di oggi.
      Mentre in quelli della nostra infanzia non moriva mai nessuno ( e se ricordi “Roger Rabbit” con il grande Bob Hoskins si diceva un cartone non muore mai), anzi le famiglie si allargavano ed aumentavano (la carica dei 101, gli aristogatti e via dicendo), il cartone di oggi è molto meno vicino ai bambini rispetto a quelli passati, magari è più reale, ma qual’è il senso della realtà se da una parte si vede qualcuno che deve morire e dall’altra gli raccontiamo che a Natale viene Babbo Natale?.
      Allora sono d’accordo facciamo cartoni dove le famiglie alla fine si riuniscono e vivono tutti felici e contenti, sarà meno reale, ma che bello uscire dal cinema vedendoli felici!!!!

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