Lo zaino di Emma…di Davide, Dario e di tutti i bambini

Lo zaino di Emma“Papà questo libro si chiama Lo zaino di Emma. Ma perché cammina sempre con lo zaino?”

“E’ solo un modo per dire che Emma si porta dietro un grosso peso”.

“Ha troppi libri forse. Perché non ne toglie qualcuno se non ce la fa?”

“Purtroppo il peso che c’è nel suo zaino non si può eliminare”.

“Vorrà dire che quando dovrà correre farà più fatica. Pure io quando entro a scuola e corro con lo zaino sulle spalle mi sento impacciato e a volte ho anche paura di cadere”.

“Ecco bravo, questa sensazione Emma ce l’ha per tutte le cose che fa”.

“Però se è così pesante questo zaino potrebbe anche toglierselo e darlo alla mamma o al papà”.

“Tutti aiutano Emma ad avere un carico più leggero, ma lo zainetto resta sempre con lei e anche quando il peso è minimo c’è l’impaccio di non potersi muovere agilmente”.

“Meno male che il mio zaino si può anche togliere”.

“Tutti abbiamo uno zaino sulle spalle. Alcuni più pesante e altri più leggero”.

“Il mio è leggerissimo perché non sento che pesa”.

“Amore, il peso è dato dalle difficoltà che uno ha nel fare delle cose. Questi impedimenti possono derivare da una malattia, ma anche da condizionamenti, da limiti caratteriali o da modi sbagliati di pensare”.

“Il mio zaino si fa più pesante quando si tratta di mangiare a scuola o a casa di qualcuno”.

“A tuo fratello lo zaino invece diventa pensate quando deve gestire la rabbia”

“Papà, ma nel tuo zaino invece cosa c’è?”

“Un po’ di paure”.

“Allora non lo aprire mai così non possono uscire e non ti spaventi”.

P.S. Grazie a Martina Fuga per aver condiviso nel libro Lo zaino di Emma (Mondadori) la storia della sua famiglia, ma soprattutto per averci permesso di guardare nel suo zaino.

P.S. 2 Mio figlio ha avuto un compagno di classe con sindrome di down. Ecco come è andata con Marco

1 comment

  1. ReplyMartina

    Grazie a te, Francesco! Il tuo post su tuo figlio e il compagno l’ho letto a suo tempo… Vorrei che in tutte le famiglie si aprissero dialoghi simili a quello, i bambini di oggi sono gli asdulti di domani, e potremmo contare su un futuro di inclusione vera. Non dirmi che c’eri ieri sera e ho perso l’occasione di conoscerti… 🙁

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