Dante Alighieri: Intervista a genitori che hanno fatto la storia (perché sono millenni che i figli sono gioie e dolori)

Dante Alighieri è il padre della lingua italiana e l’autore della più grande opera mai scritta: la Divina Commedia.

Intervista a Dante e la questione dei figli Guelfi

Selfie con Dante

Insieme con Petrarca e Boccaccio fonderà il nuovo Umanesimo e aprirà le porte della civiltà moderna. Nonostante una vita tumultuosa dovuta agli esili e alla lunga solitudine dettata dalla scrittura delle sue mirabili opere ha voluto chiarire una volta e per tutte, al gran pubblico, la questione del figlio Guelfo Bianco-Nero.

Illustre maestro il suo matrimonio con Gemma Donati le ha regalato tre splendidi figli: Jacopo, Pietro e Antonia. Come hanno vissuto i ragazzi questo antagonismo tra lei che apparteneva ai Guelfi Bianchi e la famiglia di sua moglie che invece era per i Guelfi Neri? 

Il maestro di tutti noi è Virgilio, “Onorate l’altissimo poeta” (Inferno, IV, 80), lei mi può chiamare semplicemente Sommo poeta.

Fatta questa precisazione vorrei chiarire la questione dei miei figli che in realtà sono quattro perché c’è anche Giovanni, il guelfo Bianco-Nero, che nessuno mai ricorda.

Ci racconti di suo figlio.

Era inverno, una di quelle mattine in cui “La nebbia a gl’irti colli piovigginando sale..“, scusi la citazione del mio amico Carducci, quando Giovanni mi chiamò in disparte per dirmi: “O babbo, non voglio ferirti, ma non so decidere, e così mi sento un po’ bianco e un po’ nero“. Gli altri miei figli non hanno mai avuto dubbi nell’essere un Guelfo Bianco come me, ma il fatto che Giovanni abbia solo potuto pensare di poter essere come la famiglia della madre mi ha gettato nello sconforto più totale e mai parole più azzeccate potei scrivere: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura” (Incipit Inferno).

 E’ per questo che Giovanni non la seguì durante l’esilio? 

Jacopo e Pietro furono esiliati con me perché Guelfi bianchi, Antonia restò a Firenze con la madre perché le donne non si occupavano di queste faccende, mentre Giovanni, non volendo abbandonare le sue cose, si dichiarò BiancoNero. Il Consiglio dei Cento, non credendo possibile che un uomo avesse voglia di vincere facile, non tenne in considerazione quell’affermazione e lo lasciò in balia di se stesso.

Il secondo esilio in Romagna crede che sia stata una vendetta da parte di suo figlio Giovanni?

Il dolore recatomi da mio figlio è stato indescrivibile, ma non credo che sia stato capace di corrompere gli arbitri della scena politica di quel tempo. E’ bastato un po’ di Purgatorio per entrambi perché quello è un luogo perfetto dove potersi schiarire le idee.

Dal punto di vista dei sentimenti credo che invece lei abbia avuto sempre le idee molto chiare.

Non è certo una divergenza che può modificare l’amore che un padre prova per i figli.

Veramente mi riferivo a Beatrice.

Non ho nessuna figlia con questo nome.

Sommo poeta, io parlo di colei che è portatrice di Beatitudine, l’unica in grado di poterla guidare lungo il percorso del Paradiso.

Bischero di uno scrivano, “sempre la confusion de le persone | principio fu del mal de la cittade“. (Paradiso, XVI, 67-68)

Io so che in seguito alla morte di Beatrice lei si rifugiò nella letteratura latina.

Io so che chiodo schiaccia chiodo e non ho mai sentito che uno per dimenticare si immerge in letture latine e studio matto e disperatissimo. Ma per chi mi ha preso, per quel gobbo di Leopardi, senza offesa per i guelfi bianconeri. 

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