I padri adulti ci sono…e lottano insieme a voi

Papà legge favola ai figliL’articolo Ci mancano i padri adulti, capaci di sbagliare ma non prevaricare scritto su la 27 Ora del Corriere.it dalla dottoressa Stefania Andreoli mi ha interessato per l’analisi e le considerazioni fatte sulla frase del Papa circa le sculacciate. Condivido quanto viene descritto nell’articolo fino però alla considerazione finale che riporto fedelmente: “Il fatto che la nostra società sia ormai priva di padri è un concetto condiviso e nient’affatto originale, ma non sono tanto i padri autorevoli né tantomeno autoritari, di cui sentiamo la mancanza – non solo. Sono i padri adulti, quelli capaci di ottenere il rispetto dei loro figli per differenza, per accrescimento, non per prevaricazione. Quelli che possono permettersi di testimoniare anche il fallimento, senza per questo finire falliti”.

Le domande che mi sono posto leggendo sono: Da chi è condiviso il fatto che nella nostra società non ci sono i padri, forse dalle madri? Tanto per sapere. Se c’è una ricerca che lo afferma sarei felice di leggere i dati e analizzare il campione scelto.

Affermare come dato certo e definitivo che non si sono padri adulti è una offesa che proprio non mi va giù, più che altro per rispetto a tutti quelli che si danno da fare.

Conosco tanti padri quarantenni che fanno dell’esempio il modo migliore per crescere i propri figli.

Il mio amico Mimmo lavora come direttore di un albergo e  proviene da una famiglia con madre casalinga e padre lavoratore in proprio. Negli anni ’70 i padri non tornavano certo la sera a casa, dopo una giornata di lavoro, e leggevano le favole ai propri figli oppure li riempivano di coccole. La generazione dei nostri genitori, specie quella operaia o contadina, aveva come modello la rigidità di inizio XX secolo, quello fatto di guerre mondiali e sofferenze. Il mio amico Mimmo farà anche i suoi errori come padre, ma da adulto sa porvi rimedio. Per crescere i suoi figli ha scelto di farlo attraverso l’esempio e così mostra loro che è bello abbracciare la propria moglie in presenza dei figli, che è giusto spiegarsi quando le cose non sono chiare, che lavorare è stancante, ma anche una soddisfazione, che si può alzare la voce con la nonna, ma subito dopo fare la pace, che aprire la casa agli amici veri è una gioia e non un modo per non restare soli il sabato sera quando si hanno i bambini piccoli, che fare un regalo ad un nipote non significa sottrarre amore ai propri figli, che alternarsi con la mamma, durante la settimana, per uscire con gli amici è una cosa normale, che si può leggere una favola anche se a lui non gliela hanno mai letta.

A me questo sembra un atteggiamento adulto, di chi ottiene il rispetto dai propri figli attraverso tutte queste azioni quotidiane che nel ripetersi generano futuri uomini e donne. Se volete vi racconto anche la storia di Gianni, Elio, Gigi, Peppe, Claudio, Savio, Luca e tanti altri miei amici papà, alcuni dei quali anche separati che nonostante le difficoltà di un amore che finisce continuano ad essere padri presenti nel quotidiano o che dopo una perdita di rotta perché un figlio piccolo può anche sconvolgerti la vita sono ritornati presenti più di prima.

Ora non ditemi che anche voi non conoscete padri adulti come il mio amico Mimmo, magari così facciamo la somma e possiamo contribuire anche noi all’elaborazione di dati precisi.

Ci saranno sempre adulti incapaci di dare l’esempio. Nella mia esperienza di lavoro sociale ho incontrato tantissimi uomini e tantissime donne capaci di ottenere il rispetto soltanto attraverso la paura, il terrore e la violenza fisica, ma anche molti uomini e donne che hanno ottenuto il rispetto dei figli senza neanche uno sculaccione come è giusto che sia.

La mia domanda allora è: Perché non si parla di genitori incapaci di essere adulti, di coppia che andrebbe sostenuta nel ruolo genitoriale, mentre per forza si cerca di scaricare la colpa su uno dei due?

3 comments

  1. Replydaniele

    L’articolo che commenti, caro Francesco, ho fatto fatica a capirlo. Non ho compreso cioè se il focus del pezzo è riproporre per l’ennesima volta il tormentone del padre assente – sia come tempo, sia come ruolo e funzioni – oppure una difesa d’ufficio del papa tuo omonimo. In ogni caso, a me colpiscono due cose, che però hai già notato tu. Primo, quello da te già sottolineato, e cioè che ci si basa sul luogo comune, sul ‘sentito dire’, anziché su dati un po’ concreti. Secondo, che anche in questo articolo la riflessione è sempre su uno dei due genitori, mai sulla coppia. Ma i figli non si crescono in due (almeno quando i due genitori ci sono, sia chiaro…)?

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