E’ ora di vivere il terzo tempo

IMG_3698Il terzo tempo del rugby è un modo di pensare pulito, ma te ne accorgi già dal primo tempo.

Domenica 14 Febbraio 2016 sono andato con tutta la famiglia allo stadio Olimpico a Roma per vedere il match tra Italia e Inghilterra per il torneo 6 Nazioni, è stata la prima volta che abbiamo visto una partita di rugby.

Nei giorni precedenti avevo cercato di spiegare qualcosa ai miei figli, ma non appena siamo entrati allo stadio sono iniziate le domande a raffica, una dietro l’altra senza che avessi neanche il tempo di cercare su google la risposta.

Ad un certo punto, intorno al minuto 15, la squadra avversaria sta per battere un calcio piazzato e mentre il giocatore si prepara lo speaker pronuncia le seguenti parole: “Pubblico dell’Olimpico, per favore non fischiamo. Rispetto per l’avversario”. Questa è fantascienza, una cosa del genere nel gioco del calcio non potrebbe mai accadere.

Tutte le volte che ho portato i miei figli allo stadio a vedere una partita di calcio mi sono vergognato e preoccupato. Ho visto genitori premurosi e diligenti nell’attesa della partita trasformarsi in bestie assatanate di sangue al fischio di inizio, uomini prendersela con la madre e la moglie dell’arbitro che non hanno mai conosciuto, ho sentito i tifosi darsi appuntamento furori allo stadio per risolverla con le armi, insomma uno schifo.

Per tutto il resto della partita non ho fatto altro che mostrare ai miei figli elementi dello spettacolo: i tifosi ospiti mischiati con noi, la musica della banda, i giocatori che si davano una mano a rialzarsi dopo gli scontri, l’annuncio di matrimonio di un tifoso alla sua ragazza e i compagni di squadra che ti alzano in stile balletto classico per ricevere la palla da un fallo laterale.

L’Italia ha perso rovinosamente, ma io ho vinto perché se è vero che da quando siamo usciti dallo stadio i miei figli non hanno fatto altro che spingersi, placcarsi e cercare l’impatto, dall’altro terzotempo-rugby-seinazionihanno conosciuto uno sport davvero sano, che poi almeno qualche livido e contusione te la devi fare altrimenti che gioco è. 

Finalmente è arrivato il momento del terzo tempo: intorno allo stadio una serie di stand, di aree gioco e di tavolini per bere tutti insieme e ascoltare musica. 

Anche dopo una partita di calcio si beve in amicizia, ci si diverte e si fa baldoria: la differenza è che tutto questo nel rugby avviene insieme agli avversari. 

“La più bella vittoria l’avremo ottenuta quando le mamme italiane (e i papà aggiungo io ) spingeranno i loro figli a giocare al rugby se vorranno che crescano bene, abbiano dei valori, conoscano il rispetto, la disciplina e la capacità di soffrire. Questo è uno sport che allena alla vita”. (John Kirwan ex allenatore Naz. Italia)

P.S. L’unica cosa che il signor Kirwan non sa è che i bambini italiani vorrebbero pure giocare a rugby ma poi ci sono le mamme che dicono: “Non ti fare male, attento ai placcaggi, non ti tuffare nella mischia, fai correre gli altri…non sudare”.

P.S.2 Gli inglesi ci battono anche nel conteggio delle birre, ma tipo 50:1 e questo però si sapeva.

Il post è stato realizzato grazie a Folletto, partner evento delle partite casalinghe della nazionale Italiana del torneo 6 nazioni di rugby.

Campagna #pensapulito

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