Festa della Mamma: usi, costumi e regali nei secoli

La festa della mamma ha origini lontanissime. 

Plinio il Vecchio nell’opera “Ars Matris” racconta che sulla collina di Pausylipon, nella città di Neapolis, viveva un giovane chiamato Lucio Licinio Lucullo innamorato della mamma del suo migliore amico Publio Vedio Pollione. 

A quel tempo le milf non erano state ancora inventate e neanche le cougar, insomma il povero Lucio Licinio Lucullo non poteva assolutamente dichiararsi né tanto meno offendere il suo amico fidato. 

Una notte, in preda all’insonnia, scrisse una poesia per dichiarare il suo amore alla bella Fulvia Pulcra, mamma di Publio Vedio Pollione. Quei versi erano compromettenti e non avrebbe mai potuto leggerli alla sua amata, occorreva trovare un’alternativa. Osservando la cura con cui Fulvia faceva tutte le cose, la dolcezza con cui baciava il figlio Publio, l’amore con cui preparava le pietanze e la gentilezza con cui accoglieva quelli che entravano in casa pensò bene di modificare quei versi in canti e lodi al suo essere mamma. 

Custode del focolare domestico, sorgente d’amore, fiore profumato della casa, sono solo alcune delle similitudini usate dal giovane Licinio, che poté così far leggere al suo amico quanto aveva scritto. Entusiasta per quelle lodi il giovane Publio decise che sarebbe stato bello dedicare alla sua mamma una festa e così l’8 Maggio del 78 D.C. organizzarono a casa Pollione la prima festa della mamma. 

Finalmente il giovane Licinio ebbe il modo di abbracciare e baciare la donna di cui era innamorato, Fulvia Pulcra. Per tutto il giorno Licino, approfittando del momento tanto desiderato, non fece altro che inondare la bella mamma di complimenti, auguri e abbracci al punto che Publio, insospettitosi, disse: “Va bene che mi chiamo Pollione, ma mica sono un coglione?”

Licinio, per fugare ogni dubbio, organizzò la stessa festa anche per sua madre e così anche il giovane Pollione poté inondarla delle stesse attenzioni anche se la mamma del suo amico era sgraziata e perennemente incazzata.

Le feste per le mamme cominciarono a diffondersi, da Neapolis fino a Roma. I figli facevano a gara per trovare il regalo più bello o per declamare i versi più gentili.

Plinio il Vecchio nella sua “Ars Matris” elenca i regali più in voga a quei tempi: Un servizio di piatti di terracotta di Capodimonte, le stole firmate Valentino I, l’innovativa pentola a pressione Aeternum e la biga due cavalli dei maestri ValEnzo e CostanDino Ferrari.

Purtroppo l’eruzione del Vesuvio del 79 D.C. ci ha lasciato solo alcuni frammenti dell’opera di Plinio il Vecchio e così il racconto si interrompe quando parla di una giovane madre romana che ad una festa in suo onore perdendo il controllo avrebbe detto: “Mo basta cu sti regali che qui ce stamo a fa er culo…”

P.S: Auguri a tutte le mamme del mondo, indipendentemente dal fatto che siano milf per qualcuno. 

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