Donnarumma e il moralismo sull’esame di stato

Donnarumma, detto Gigio, portiere del Milan, ha rinunciato all’esame di stato per andare in vacanza ad Ibiza.

Prima le polemiche sul rinnovo del contratto di Donnarumma al Milano e ora quelle sul non aver mantenuto un impegno, sull’aver preso alla leggera la scuola e sul cattivo esempio che in questo modo si dà ai ragazzi.

Donnarummma a 14 anni è partito da Castellammare (NA) per andare a Milano. Aveva talento e tutti sapevano che sarebbe stato un fenomeno, ma per diventarlo avrebbe dovuto rinunciare all’infanzia e all’adolescenza. Sì, perché un ragazzo che deve allenarsi tutti i giorni, che il sabato non può uscire perché la domenica ha la partita, che non può fare tardi la sera, che non può sgarrare con un panino porchetta provola e friarielli non ha una vita normale. Certo questo vale anche per chi fa danza, per chi studia musica o per chi si tuffa dal trampolino dei 3 metri (anche se quello che gira intorno al calcio è un tantino diverso).

Io a 14 anni andavo al liceo, avevo la fidanzatina, studiavo la chitarra e nel portafogli avevo 5000 lire ben stirate.

Donnarumma, per sua fortuna e bravura, ha esordito in Serie A a 16 anni e 8 mesi, non ancora maggiorenne ha giocato poi in Nazionale under 21 e poi in quella maggiore. Insomma quando avrebbe avuto il tempo di fare le cose che facevo io?

Il sistema calcio e l’economia che gira intorno ad esso ha fatto sì che questo ragazzo, oggi poco più che maggiorenne, guadagni svariati milioni di euro all’anno, ma il problema è che lui non abbia il diploma?

Diciamo la verità: A cosa gli servirà questo diploma? Cosa cambia se lo prende l’anno prossimo o fra due anni?

Donnarumma appartiene ad un’élite che ha altre regole. E se il benedetto diploma cadesse il giorno della finale di Champions? Come la metteremmo?

Nessun diciottenne può permettersi una macchina da centinaia di migliaia di euro o di volare in un jet privato (forse solo Lapo Elkann e qualche suo/a amichetto/a), per questo credo che Gigio sia destinato a vivere in una bolla, a vivere una vita che ha poco di reale, compreso l’esame di maturità. Il sistema calcio con i suoi soldi, le sue trasgressioni, i suoi miti ha generato per chi lo vive un’altra dimensione, una meta a cui tutti tendono, altrimenti non si spiegherebbe il sacrificio a cui si sottopongono centinaia di migliaia di ragazzi in Italia ogni giorno. Ah sì il fatto della passione, dello sport e dello stare all’area aperta insieme con gli altri.

Fatevi un giro nelle scuole calcio e poi mi dite qual è la cosa a cui mirano bambini e genitori.

E’ tempo di smetterla con questa cosa del dare esempio. Se pensate che sia Donnarumma a dover darlo allora siamo su una strada sbagliata.

Siamo noi genitori a dover dare l’esempio, siamo noi a dovergli parlare del valore dei soldi, dei sacrifici, della passione, dell’importanza dello studio e bla bla bla. Perché dovrei prendere esempio dai giocatori che cascano, dalle società che non hanno i conti in regola, da quelli che si vendono le partite, da quelli che si dopano, da quelli che sfasciano le auto e poi se ne ricomprano una il giorno dopo, da quelli che frequentano la malavita, da quelli che bullizzano i compagni di squadra, da quelli che non sanno parlare neanche in Italiano o da quelli che si chiudono nello spogliatoio con un arbitro. Perché?

Quanti attori super famosi conoscete che puntualmente vengono beccati ubriachi o in una clinica a disintossicarsi o ancora a rubare in un negozio di abbigliamento? Sono cattivi esempi, eppure continuano a fare film, a fare incassare milioni di dollari e a guadagnarne altrettanti. 

Forse il vero compito dei genitori è insegnare a nostri figli quali sono i modelli da seguire, da chi prendere esempio, tutto il resto è una scusa per delegare agli altri un nostro dovere. 

P.S. Forza Napoli sempre!

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