Giochiamo insieme: una sorpresa farlo con i propri figli

papà gioca con i figli“Papà, giochiamo a qualcosa?”

“Fammi spogliare prima, adesso ho finito di lavorare”.

“Ma non si può giocare nudi”.

“Lo so, ma per giocare devo togliermi questi vestiti”.

“Perché puzzano?”

“No, ma sono da adulti”.

“E mica puoi metterti i vestiti di un bambino?”

“Per vero no, ma per finta sicuramente”.

“Allora presto spogliati che io sono già vestito”.

Sono stato all’incontro “Giochiamo insieme per tutta la vita” tenuto dalla prof.ssa Maria Rita Parsi, organizzato dalla Fondazione Movimento Bambino, dal MOIGE, da Città della Scienza e realizzato grazie al sostegno di Kinder Sorpresa che mi ha dato lo spunto per una riflessione sull’importanza del gioco tra genitori e figli. 

Lasciare le cose del mondo dei grandi e indossare gli abiti da gioco è una cosa non facile anche quando me lo chiedono i miei figli.

A volte penso a come svignarmela, altre categoricamente mi rifiuto, ma quando riesco a mettermi in gioco allora il divertimento è assicurato.

Iniziare a giocare, lasciando fuori tutto il resto, è come quando mi immergo sott’acqua.

Il pensiero di dover indossare la muta, caricarmi la bombola sulle spalle, patire il freddo e soprattutto compiere un viaggio per arrivare al mare mi induce spesso a rinunciare, ma quando poi inizio a respirare dall’erogatore e sento il suono delle bolle che emetto, quando sento di essere come un pesce e vedo mondi sommersi allora ogni fatica è ben ripagata. 

In acqua però ci sono delle regole da rispettare, mentre quello che ho imparato giocando con i bambini è che lo si può fare in tanti modi, anche senza regole. 

Quando sono piccoli è bello giocare a carte facendo solo il gesto di lanciarle e prenderle quando si è fatto un bel mucchietto. Ci ho messo un po’ per capire come funzionava perché, non completamente spoglio dei mie vestiti di adulto, cercavo di insegnargli le regole. Ora che sono un po’ più grandi però non si bara se giochiamo con la dama o a Monopoli o a calcio.

La vera scoperta è che i bambini vanno in astinenza da gioco con i genitori. Nonostante la mia presenza in tanti momenti come l’accompagnamento a scuola, i compiti, la tv , lo sport nel fine settimana, le passeggiate tutti insieme e poi la cena o la notte per bisogni impellenti, il desiderio di giocare insieme non svanisce perché è un momento diverso, meno normativo e soprattutto uno di quelli che a loro non costa fatica. In effetti se per magia potessi immediatamente ritrovarmi sott’acqua ci andrei tutti i giorni anche solo per mezz’ora (Logicamente per magia dovrei anche essere di nuovo asciutto e rivestito).

La carta internazionale dei diritti dell’infanzia all’art 31 dice che: “Gli Stati membri riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…” 

Io farei una carta internazionale dei doveri dei genitori in cui all’art.31 scrivere: “Gli Stati membri riconoscono al genitore il diritto al riposo e al tempo libero (e fin qui penso che sia sottoscritto in maniera unanime), a dedicarsi al gioco con i figli in maniera quotidiana…”

Ora vado che ho una lotta che mi aspetta, il gioco più bello che si possa fare con i figli maschi.

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