Confessioni di un papà 2.0

Salve, sono otto anni che sono padre e ho due maschietti a cui ho cambiato il pannolino, dato il biberon, fatto carezze e da cui ho avuto baci. 

503855945Anche ora che sono più grandi, quando me lo permettono, li abbraccio e se devo aiutare in casa con la scopa elettrica o a stendere i vestiti al sole non ho problemi a farmi vedere. 

Io sono un nuovo papà. Ecco l’ho detto e non me ne vergogno. Più che essere nuovo direi di essere padre in un altro modo perché questo è un momento rivoluzionario, di passaggio da un’epoca in cui i figli si baciavano solo quando dormivano ad una in cui non si avrà più timore di raccontare le emozioni o le debolezze che si vivono con loro.

Continuo a confrontarmi con i papà della precedente generazione e a volte faccio fatica a pensare che si può essere padre tenero senza per questo perdere l’autorità, che voglio sperare derivi da una relazione basata soprattutto sulla fiducia e sull’esempio.

Bisogna farsi strada tra i “nuovi” comportamenti paterni stimolati dalla cultura, dal confronto internazionale con altri padri, dalla voglia di mettersi in gioco e, soprattutto, dal vivere con una donna che chiede collaborazione a tutti i livelli, tenendo conto però anche dei valori “antichi”, con i quali peraltro sono cresciuto.

«Amore, vuoi cambiare il bambino?» (mia moglie impegnata a fare altro, 2009)

I nuovi papà sanno cosa fare quando c’è da cambiare un bambino, anzi la vera rivoluzione sarà compiuta quando non avranno bisogno che qualcuno dica loro che è ora di farlo. All’inizio ha pensato che posizionando il bambino sul fasciatoio ci sarebbe stato un cambio totale di neonato come quei tavoli da poker che negli anni 50, all’arrivo della polizia, si giravano diventando tavoli puliti per camuffare le bische. Non era propri così, quindi ci ho dovuto mettere le mani, con qualche difficoltà nonostante si trattasse del sangue del mio sangue, e combattere per così dire una lotta intestina.

Pensavo che il pannolino, il lavaggio del culetto e la crema fossero operazioni materne e quindi avrei delegato con piacere, ma poi l’alternativa era fare il bagno, asciugare e vestire l’altro figlio. Quindi ho preferito immergermi nel cattivo odore piuttosto che in una vasca con i vestiti. Superato l’impaccio e soprattutto allenato lo stomaco ormai al livello degli astronauti durante le simulazioni, ho iniziato a fare quattro chiacchere con mio figlio sul fasciatoio e a giocare.

Qualche sera, abbastanza disperato, gli ho anche chiesto aiuto perché non sapevo cosa fare. Il bambino non parlava e non mi chiedeva niente. Alla fine ho capito che dovevo cambiare io «Perché se io posso cambiare e voi potete cambiare…tutto il mondo può cambiare, Adrianaaa» (Rocky IV, 1985).

«Non scendo, vacci tu» (cit. Anna Oxa, 1984)

Il testo della canzone di Anna Oxa avrebbe potuto continuare così: «la lista della spesa butto giù». Quel foglietto, lanciato dal balcone, non è mai sceso a terra lento come una piuma, ma veloce come un macigno pronto ad atterrare sulla mia testa. Merito della molletta che lo tiene piegato. Andare al supermercato non è un’azione che riguarda direttamente il rapporto padri-figli, ma se si dividono i compiti prima o poi capita anche questo. 

Credo che sia una prova d’amore affidare la spesa ad un uomo, più che lasciarlo da solo con il proprio figlio. Non pensavo che mia moglie mi amasse fino a questo punto, ma l’apoteosi è stata quando ci sono andato con uno dei due miei bambini al seguito. Domare le voglie di mio figlio, cercare il prodotto nella fila giusta, farsi dare la quantità richiesta al banco salumeria e tornare a casa con il minor numero di prodotti inutili sono cose che ti provano come uomo e ti formano come papà.

Però mostrare a mio figlio come si guida un carrello della spesa, trovae le corsie giuste o salutare gli amici in fila alle casse è una cosa che non mi dispiace. Quando ero piccolo non sono andato mai a fare la spesa con mio padre, quindi ho sempre pensato che fossero le donne a doverla fare. Oggi con le lacrime agli occhi sono fiero di dire: «Vedi figlio mio, un giorno tutto questo sarà tuo, anche la card per i punti».

«Siamo solo noi» (cit. Vasco Rossi, 1981)

E poi arriva il giorno in cui te la devi cavare da solo. Non per la separazione, ma per il corso full immersion di tua moglie il fine settimana. La mattina ti alzi e canti ai tuoi figli: Siamo solo noi e ce la possiamo cavare da soli. I bambini però avvertono le incertezze e le paure e, come astuti predatori, ti attaccano fino a farti crollare.

La verità è che mi sono sentito inadeguato perché cercavo di copiare quello che faceva mia moglie. Invece dovevo trovare un modo diverso per raggiungere lo stesso obiettivo. I nuovi papà fatti e finiti avranno il loro metodo, il loro stile, ma ora che siamo in trasformazione occorre provarne tanti , finché si va a regime. Al di là di alcune variazioni come non mangiare al solito orario oppure dimenticarsi la bottiglietta d’acqua se si va in giro o correre alla ricerca di un bagno all’ultimo minuto, ho approfittato di quei momenti per aumentare la complicità con i miei figli, per coccolarli e viziarli come in genere non faccio. 

Non mi sento per questo più materno, semmai, assolutamente paterno. Un pomeriggio ci siamo ritrovati sul divano abbracciati a vedere un telefilm per ragazzi. Mi sono emozionato e ho sperato che quel ricordo si fissasse nella loro mente per sempre.

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