Fenomenologia della bugia

Mio figlio DA2 mente sapendo di mentire.

Questa tipologia di bambino è quella che ha in sé la sindrome felina, cioè quella capacità di cadere sempre in piedi che lo porta di conseguenza a trovare una soluzione che non lo metta gambe all’aria.

Il bugiardo consapevole è un grande attore, è capace di piangere a comando facendo uscire lacrime così grosse che sembrano gocce di pioggia.

Il bambino menzognero ha fatto scuola al gatto con gli stivali che in Shrek fa gli occhi a cuoricino.

La bugia del bambino genera la febbre, il mal di testa, dolori articolari o qualsiasi altra cosa che possa convincere chi lo ascolta.

Se ti trovi nei dintorni di mio figlio quando è accusato di aver fatto qualcosa c’è il rischio che la colpa ricada su di te. Non c’è persona più veloce di lui nello scaricare il barile.

Un bambino che sa di mentire suscita simpatia, è scaltro, è paraculo, è intelligente e per questo gli diamo credito. 

Forse inconsapevolmente abbiamo alimentato questa caratteristica e ora è difficile districarsi perché come si fa a non credere ad uno che avverte dolore a comando, che scompare come l’uomo invisibile al momento opportuno, che giura di dire la verità anche se le conseguenze possono essere terribili. 

Sono indeciso se per DA2 sia meglio una carriera nei servizi segreti, nel cinema come attore o in un partito politico come leader. 

Eppure la bugia che continua a farmi male di più è quella di DA1, quella di cui ho parlato nel post precedente. Per lui non è un gioco, una prova da superare, un modo per non avere la colpa, ma un’azione volontaria atta a nascondere un comportamento sbagliato verso un amico. La bugia di DA1 ha radici più profonde che coinvolgono i valori che gli stiamo insegnando, apre riflessioni che ti fanno agitare e lui lo sa, per questo il braccio di ferro tra noi si fa duro. 

Se solo DA2 fosse più grande potrebbe con la sua esperienza spiegarci di più e capire la fenomenologia della bugia di DA1.

Per ora tocca aspettare le evoluzioni e imparare dagli errori.

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