Mio figlio rifiuta il cibo della scuola

“Ciao a papà, come è andata oggi a scuola?”CA28090

“Bene”. 

“Cosa hai mangiato?”

“Niente”. 

“Neanche il pane che ti ho messo come merenda?”

“No”. 

“Ma almeno il panino della mensa lo hai mangiato?”

“No”. 

“Non c’era una cosa tra primo, secondo e contorno che ti piacesse?”

“No, il prosciutto aveva le goccioline d’acqua e la pasta galleggiava nell’olio”. 

“Però potresti sforzarti di mangiare qualcosa per non restare digiuno. Il pomeriggio vai a fare spot e hai bisogno di energie”. 

“Non mi piace”. 

E’ iniziato il tempo prolungato ed è iniziata la nostra via crucis. 

DA1 non tocca quasi cibo a pranzo perché non riesce a mangiarlo e questa cosa è un problema. 

Lui è nervoso e noi pure. 

Molti bambini hanno un problema col cibo, molte mense scolastiche non fanno proprio cucina gourmet (anche perché se cucini la pasta alle 9:30 e la mangi alle 13:00 non può che diventare colla), molti genitori favoriscono i capricci alimentari, insomma il rapporto col cibo non è una cosa semplice. 

I miei figli sono stati svezzati allo stesso modo, ma uno mangia di tutto e l’altro solo poche cose. 

Quando DA1 si siede a tavola, anche a casa, ispeziona gli alimenti come se fosse un ispettore dell’ASL che deve rilasciare l’HCCP. 

Io lo vedo insofferente di fronte al grasso, ad un cibo più scuro perché cotto per qualche minuto in più, alle gocce di olio e altro che vi risparmio. 

La nonna dice che mangia con gli occhi ed è vero. 

Certo l’impiattamento è importante però non è che durante la settimana pasta e ceci oppure pasta e lenticchie lo possiamo presentare come a Masterchef oppure a scuola non è che la carne può poggiarsi su un letto di insalata. 

Qualcuno dirà: Lasciatelo senza cibo, quando avrà fame mangerà. 

Abbiamo fatto pure questo ma è capace di non mangiare per un giorno intero e non mi sembra una buona tecnica questa. 

La cuoca della mensa si è messa a disposizione eliminando alcune cose anche a causa della sua intolleranza al pomodoro e ai latticini, quindi più di questo non saprei cosa fare. 

Come mi sento?  Male, molto male perché lo vedo che non è sereno su questa cosa e che potrebbe diventare un problema molto più ampio. L’ipotesi è farlo cambiare classe per andare in una che non fa tempo pieno, ma questo significherebbe coinvolgere anche il fratello oltre a tutte le conseguenze del cambio insegnanti e compagni. 

Cosa faccio? A volte mi arrabbio, grido e lo metto anche in punizione, altre lo incoraggio ad assaggiare e lo sprono a superare questa cosa di un minimo.

Cosa vorrei fare? Lasciarlo in pace aspettando che il tempo modifichi alcuni suo atteggiamenti.

A me non interessa che mangi la mozzarella da grande o il formaggio di pecora, ma che riesca ad assaggiare alcuni alimenti che potenzialmente potrebbero piacergli: un pisello non ha mai ammazzato nessuno, anzi ci hanno scritto la favola di una principessa e Siffredi ci ha fatto una fortuna.

1 comment

  1. Replydabogirl

    hai provato a parlarne con una figura di riferimento autorevole sulla psicologia dell’alimentazione (quindi NON con il pediatra, visto che i pediatri NON hanno un esame di psicologia che sia uno, nella loro formazione)?
    Per esempio uno psicologo infantile, oppure l’AIDAP, associazione italiana disturbi del peso e dell’alimentazione, so che a Napoli c’è (in via Mergellina, credo)
    Lo dico perché come tu stesso intuisci è possibile commettere errori che, incastonandosi su problematiche individuali pregresse, possono sfociare in problemi più seri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *