Mo ti spiego a papà perchè mi sono tatuato un polpo sulla spalla

Abide( che è una scritta dietro una maglietta e che ho trasformato affettuosamente in A bidè) la storia del polpo sulla spalla ha origini lontane e riguarda soprattutto tuo nonno.
Vengo e mi spiego!
La foto sbiadita nel salone di quando avevo tre anni con le pinne, la maschera e il fucile per la pesca è stato l’inzio di questa storia.
Di li a qualche anno ho cominciato a seguire come una remora mio padre che con la sua attrezzatura consumata sembrava un pescatore professionista.
Era difficile avvistare qualcosa, per questo quando scovavo in una tana un polpo prima di lui era come se avessi vinto una medaglia d’oro. Purtroppo in mano non avevo niente se non un coltello subacqueo che non riuscivo a infilzare perchè avevo paura che il polpo mi agguantasse forte. E poi quell’animale viscido mi facevo schifo. Di li a qualche tempo sono stato promosso: sono passato da portatore di fucile subacqueo senza licenza di sparare a primo cecchino. Le tecniche imparate sono state tutte utili, ma ci mettevo sempre del mio. La bomboletta con la candeggina per stanare il polpo però mi sembrava già troppo impari e per questo non l’ho mai usata.
Ho passato ore e ore ad aspettare polpi e murene che uscissero dalle loro tane per mangiare o per fare quattro passi. Ricordo quella sensazione di freddo che ti penetra nonostante la muta, ma soprattutto ricordo il tempo trascorso a parlare da solo.
La maschera sembrava una stanza dentro la quale potessi parlare con i pesci, gli scogli, le alghe, i molluschi. Beh qualcuno mi doveva far pure compagnia mentre aspettavo.
Di li a qualche anno è cominciata la mia ascesa o forse sono cominciate le mie discese visto che nel 1994, mentre facevo il militare a Venezia (ma questa è un’altra storia) ho preso il mio primo brevetto per immersioni con le bombole. FANTASTICO!!!.
FINE 1° parte visto che fin qui andavo in apnea.

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