Le processioni e i preti di frontiera

“I camorristi, in genere, non frequentano molto la Chiesa o la messa domenicale, ma le processioni possono diventare un modo per manifestare pubblicamente il loro potere”Madonna in processione

Don Vincenzo Liardo, 46 anni, ha svolto il suo servizio per molti anni in parrocchie di frontiera a Napoli ed oggi è parroco della chiesa di San Giovanni Battista nel quartiere di San Giovanni a Teduccio nella periferia est e Decano del IX decanato della curia di Napoli

 Dopo il caso della processione di Oppido Mamertina dove la statua della Madonna è stata fatta “inchinare” in segno di rispetto davanti alla casa di un boss agli arresti domiciliari, gli abbiamo chiesto e la Chiesa è in grado di difendere le tradizioni religiose dall’esibizionismo della malavita.

“Quando un prete si accorge di qualche infiltrazione nell’organizzazione di una processione o di una festa religiosa”, spiega, “ha l’obbligo di parlarne con il Vescovo che deve sospendere tutto”.

La scomunica che il Papa ha riservato ai mafiosi e camorristi può servire? 

Certo. Responsabilità e rischio non possono ricadere solo sui parroci. Ci vogliono spalle forti.

Lei ha mai subito pressioni?

Nella mia parrocchia la processione di San Giovanni Battista è stata per molti anni organizzata e gestita da una famiglia appartenente ad un clan che decideva sia il percorso sia le fermate, portando addirittura il santo in casa del boss. Nel 1998, in seguito a delle vittime appartenenti al clan, la statua di San Giovanni fu vestita a lutto. Da quell’anno il Vescovo decise di sospendere la processione.

E adesso?

Nel 2012 abbiamo ripreso, in collaborazione con la curia, ma anche con il commissariato di polizia che mi chiamava tutti i giorni per sapere se avessi ricevuto minacce.

Come è andata? 

La prima volta ho fatto in modo che il santo fosse portato da una macchina e non dalle persone che avrebbero potuto con una scusa, fermarsi dove volevano. Ho evitato anche fuochi d’artificio e altri riti in strada. Oggi, grazie anche ai Vescovi della Campania che hanno redatto un documento ufficiale con le regole per le processioni e le feste religiose possiamo dire: #iononminchino.

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